Nicola DantiScritto da:

Riportare la politica in Europa

La scorsa settimana una lunga serie di celebrazioni ha ricordato i 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma. Tra i tanti interventi che ho ascoltato, una frase in particolare mi è rimasta impressa.

L’ha pronunciata il presidente Mattarella, capovolgendo l’espressione attribuita a Massimo d’Azeglio: “Fatti gli europei, è ora necessario fare l’Europa”. Questa frase rispecchia in pieno la realtà del nostro continente.

Esiste infatti una generazione che, mentre l’integrazione politica ha iniziato a rallentare, non ha smesso di viaggiare, studiare, commerciare, lavorare in un Paese UE diverso da quello indicato sulla propria carta d’identità.

Riprendiamo il cammino aperto nel 1957

Sono loro, coloro che vivono e in un certo senso pensano già come europei, a costituire la garanzia dell’irreversibilità della nostra integrazione. Il primo compito della politica europea, oggi, deve essere quello di non deludere questa generazione, riprendendo il cammino aperto nel 1957.

Spesso, nel dibattito politico nazionale, vediamo le diverse parti dividersi e litigare sulla base di posizioni giuste o sbagliate, ma che sono tutte accomunate da uno stesso vizio di forma: non sono calate nel contesto giusto, che è quello europeo. I problemi principali della nostra attualità politica, dall’immigrazione alla crisi finanziaria, possono trovare risposte soddisfacenti solo se assumono una dimensione continentale.

È così che potremo finalmente cambiare la percezione che molti cittadini hanno dell’Unione Europea, togliendo benzina dal serbatoio dei partiti anti-europeisti: riducendo le distanze tra la politica europea e quella nazionale. Dobbiamo riportare la politica in Europa, per farle cambiare passo e non lasciarla ripiegarsi nel protezionismo. Solo un’Europa unita, almeno nel nucleo dei paesi dell’eurozona, può continuare a giocare una partita da protagonista nel mondo globale.

Torniamo a parlare di Europa

Torniamo quindi a parlare di Europa, facciamo sì che anche i nostri media lo facciano. Proviamo a mettere il tema della costruzione di una vera Unione politica europea al centro delle prossime elezioni italiane – oltre che delle prossime elezioni francesi e tedesche.

Sessant’anni fa, il 25 marzo 1957, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer si affidò ad un vecchio proverbio per descrivere l’approccio con cui si apprestava a mettere la propria firma sui Trattati. “Gli alberi non devono impedire di vedere il bosco”, disse. I particolari, intendeva Adenauer, non devono impedire di intravedere l’ampiezza del progetto raggiunto: poiché solo rafforzando la solidarietà dei nostri Stati siamo sicuri di sopravvivere e salvaguardare le nostre libertà e il progresso sociale.

Oggi dobbiamo ripartire da qui, con la consapevolezza delle sfide che abbiamo di fronte a noi, l’orgoglio per i traguardi raggiunti in questi 60 anni, e la determinazione a riportare la politica dove le compete, nel cuore dell’Europa. È questo l’obiettivo al cuore della proposta di Matteo Renzi per il PD e per l’Italia: muoverci ancora avanti, insieme, nel sentiero dell’integrazione.