Nicola DantiScritto da:

CETA: un segno di apertura, un’opportunità per l’Italia

Questa settimana nella plenaria di Strasburgo abbiamo approvato il CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada. L’accordo raggiunto col paese nordamericano, sancito anche dalla visita del premier Justin Trudeau, apre la strada a una grande stagione di opportunità per l’Europa e per l’Italia. A livello continentale, infatti, l’eliminazione della burocrazia e del 99% delle tariffe industriali del Canada farà risparmiare agli esportatori europei €500 milioni all’anno.

Si tratta di un mercato importante prima di tutto per l’Italia: il nostro export in Canada vale oltre €5 miliardi all’anno, destinati a salire grazie all’accordo. Per la prima volta le nostre imprese godranno, in quel mercato, delle stesse condizioni riservate ai produttori nazionali. Nonostante le polemiche e le “bufale” circolate nelle scorse settimane, il CETA non modificherà gli standard europei. I requisiti in materia di diritti dei lavoratori, protezione dei consumatori, sicurezza degli alimenti, qualità dei prodotti e tutela dell’ambiente rimarranno inalterati. Tutte le importazioni dal Canada dovranno soddisfare le normative europee, senza eccezioni e col massimo rigore.

Lo smantellamento dell’alto livello di dazi finora vigenti favorirà soprattutto le PMI, vero pilastro dell’economia italiana. Tra i settori del Made in Italy che beneficeranno in modo particolare di questa liberalizzazione tariffaria, possiamo citare l’elettronica e i macchinari (che nel 2015 ha contato esportazioni in Canada per €1 miliardo), l’abbigliamento e le calzature – l’Italia è il più grande esportatore UE di capi d’abbigliamento, per una cifra di €261 milioni – e ancora le ceramiche (oltre €160 milioni nel 2015), il legno-arredo, i prodotti in pelle ed il comparto dei pezzi di ricambio per autoveicoli.

Il CETA promuoverà inoltre le nostre produzioni di qualità: il Canada riconoscerà infatti 41 indicazioni geografiche ai prodotti agroalimentari italiani (dal Grana Padano al Pecorino Toscano, dal Lardo di Colonnata al Prosciutto di Parma e alla Mozzarella di Bufala Campana), tutelandoli da frodi e imitazioni. Grazie all’inserimento nel CETA dell’accordo UE-Canada su vini e alcolici del 2004, anche i nomi di specifici vini italiani (come il Chianti) continueranno a godere di protezione completa.

Più in generale, il CETA può rappresentare il rilancio della politica commerciale comune, in risposta al protezionismo di Donald Trump e di molti suoi emuli in Europa. L’accordo col Canada è il più importante passo avanti compiuto dall’Europa nell’obiettivo di regolamentare la globalizzazione secondo uno sviluppo sostenibile, ponendosi come il nuovo standard di riferimento per il commercio internazionale.