Nicola DantiScritto da:

Il mio Sì, tra il territorio e l’Europa

Negli ultimi due mesi ho avuto la possibilità di seguire la discussione sul referendum costituzionale da due diversi punti di osservazione. Dal territorio, prima di tutto: percorrendo la Toscana in lungo e in largo a bordo del furgone della mia campagna “SìAmo Europei”. E poi da Bruxelles, dal Parlamento europeo, parlando con tanti colleghi stranieri consapevoli che il 4 dicembre non c’è in ballo solo il futuro dell’Italia ma anche un pezzo importante del futuro dell’Europa.

Dimensione locale e dimensione europea sono in realtà strettamente connesse: il nuovo Senato disegnato dalla riforma avrà infatti il compito fondamentale di fare da raccordo tra la UE, la Repubblica Italiana e le amministrazioni territoriali. Così anche le nostre Regioni avranno finalmente a disposizione uno strumento in più per sfruttare al meglio le opportunità europee e porre fine al malcostume italiano del mancato recepimento dei fondi comunitari.

Più in generale, questa domenica avremo l’opportunità di dire Sì a una riforma che attendiamo da troppi anni. Anni di cambiamenti sempre promessi e mai attuati, che hanno ridotto ai minimi termini la fiducia nei nostri confronti prima dell’avvio dell’attuale stagione di riforme. Dicendo Sì potremo confermare una volta per tutte di essere quel Paese moderno e forte in grado di proporre le proprie soluzioni all’UE. Potremo riallinearci ai nostri partner europei, a partire dalla nostra architettura istituzionale.

Questa domenica diciamo Sì per superare l’anomalia italiana del bicameralismo paritario (l’ultimo Paese UE che aveva un sistema analogo – la Romania – gli ha detto addio nel 2003). Diciamo Sì per portare avanti il percorso di riforme che ci ha ridato credibilità in Europa e che ci ha garantito una flessibilità nei conti pubblici impensabile fino a pochi mesi fa. Diciamo Sì per non avere più un governo ogni 13 mesi: negli ultimi 70 anni la Germania ha avuto 24 governi, il Regno Unito 20, l’Italia 63. Come si può pensare di poter dire la propria in Europa e nel mondo se ogni anno siamo costretti a cambiare i nostri rappresentanti nei vari organismi comunitari ed internazionali? Diciamo Sì, infine, per avere un sistema più efficiente e meno costoso – con la riduzione dei senatori e l’abolizione degli enti inutili – ma anche più democratico, con quorum più bassi per i referendum abrogativi e nuove leggi di iniziativa popolare.

Il 4 dicembre abbiamo un appuntamento col nostro futuro: basta un Sì per non mancarlo.