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Edorardo CiprianettiScritto da:

L’Europa che deve cambiare pagina

Se dovessimo fare un bilancio di ciò che è avvenuto in Europa nei primi mesi del 2016 questo non potrebbe che essere negativo. La gestione dei fenomeni migratori, l’economia reale che stenta a ripartire, i sempre più frequenti attentati terroristici, il riemergere dei nazionalismi (con il ritorno a muri di cemento e filo spinato), la Brexit…

Sono soltanto alcuni dei problemi che devono essere risolti nel continente europeo. Ed è questa una partita da giocare con forza perché oggi, come forse non mai, è necessario un immediato cambio di passo. In questo senso sono state molto importanti le parole del Presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker nel discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo e quelle del Presidente della BCE Mario Draghi in occasione della consegna a Trento del premio De Gasperi. Entrambi hanno ricordato come sia necessario concludere il percorso di unificazione europea proprio partendo dalle difficoltà che stiamo vivendo oggi. Parole che sono significative e che, nonostante i problemi, danno speranza.

Proprio come lo erano state quelle di Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande lo scorso 22 agosto nel vertice di Ventotene. Non soltanto per il luogo, simbolo del sogno europeo, ma anche per ciò che i tre leader più importanti d’Europa si erano detti e avevano concordato. Italia, Germania e Francia sembravano davvero esser d’accordo per la prima volta sulla politica economica, in tema di gestione degli immigrati e di gestione delle instabilità politiche e istituzionali nel nord Africa. L’intesa però è venuta meno nel Consiglio UE informale di Bratislava dove si è assistito a una vera e propria spaccatura tra Matteo Renzi, da una parte, e Angela Merkel e François Hollande dall’altra. Questi ultimi non hanno, all’atto pratico, dato seguito a ciò che era emerso a Ventotene decidendo di rinviare decisioni definitive e drastiche che susciterebbero, per vari motivi, diversi malcontenti. E non è difficile capire il perché di questa scelta. Entrambi sono alle prese con numerosi problemi interni e hanno dovuto rivedere le proprie posizioni in vista delle elezioni nazionali del 2017.

Mentre Hollande cerca disperatamente di recuperare consensi dopo il clima di paura che si è creato in seguito ai numerosi attentati terroristici degli scorsi mesi, Merkel ha dovuto fare un sostanziale dietrofront nel tentativo di placare le polemiche all’interno suo stesso partito (l’Unione Democratico Cristiana) e nel tentativo di frenare la crescita elettorale dei partiti di estrema destra. Come detto anche dal Premier italiano Renzi, si è trattato dell’ennesima occasione persa. Quelle decisioni condivise dai tre leader europei solo poche settimane prima non sono state recepite, per volontà degli stessi Merkel e Hollande – almeno per il momento – e così sono rimasti delusi sopratutto coloro che da anni auspicavano che in particolare la Cancelliera tedesca assumesse un ruolo di guida nel percorso di costruzione del progetto europeo.

Nonostante ciò è necessario aprire oggi una nuova pagina. Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi sognavano gli Stati Uniti d’Europa nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman discutevano di unità europea circondati da scetticismo e timore. Oggi viviamo un momento di enorme crisi sociale e culturale. A questa generazione il compito di trovare nella paura e nella fragilità di questi momenti la forza e lo spirito per superare le difficoltà e completare quel sogno europeo che non può essere più soltanto un miraggio.